I segreti dei bambini morti

child-skullÈ triste, ma è una realtà: anche i bambini muoiono.

In passato, le morti infantili erano molto più frequenti e comuni rispetto ad oggi. Gli archeologi si sono sempre mostrati molto interessati a questo tipo di ritrovamenti, in quanto aiutano a comprendere come le civiltà antiche trattassero i loro piccoli. Ma, a volte, emergono dal passato certe cose che sarebbe meglio rimanessero sepolte.

 

1) La mummia del bambino ignoto

Mummified-child

 

Durante l’epoca vittoriana, era estremamente comune che i dottori e gli scienziati preservassero le spoglie umane come oggetti decorativi – pensate alle teste rimpicciolite che i coloni portavano dall’Africa.

La mummia che vedete in foto aveva proprio questa funzione. Rinvenuta in una villa londinese, è stata “prestata” ad un team di ricerca del programma televisivo “History Cold Cases” allo scopo di poter essere analizzata con le moderne tecnologie. È emerso che si tratta dei resti di un bambino, resti peraltro in ottime condizioni di conservazione. In un primo momento, si è pensato potesse trattarsi di un bambino povero, morto durante l’800 per denutrizione o malattia. La datazione al carbonio ha però rivelato un particolare più oscuro: il soggetto è morto almeno un secolo prima di quello stabilito. Ciò significa che, per poter essere nelle mani di uno scienziato ottocentesco, i resti devono essere stati trafugati in un qualche momento fra la morte – presumibilmente alla metà del ‘700 – e il periodo vittoriano. A quel tempo, dopotutto, non erano rari i casi di predatori di tombe.

A oggi, è impossibile stabilire chi fosse quel bambino, come sia morto e, soprattutto, a che scopo sia stato disseppellito.

 

2) I figli di Neanderthal

 

Neanderthal

Per molto tempo, è stata opinione diffusa il fatto che l’uomo di Neanderthal fosse un genitore crudele e violento. I teschi dei bambini preistorici, infatti, presentano spesso ossa rotte, fratture o altri tipi di traumi. In realtà, si è scoperto l’esatto contrario. L’uomo di Neanderthal era un genitore premuroso e attento; era il contesto in cui viveva ad essere duro e spietato.

Accadeva così che i piccoli incontrassero la morte anche in tenerissima età. E accadeva anche che venissero preparati dei veri e propri riti funebri. Si pensa infatti che le ossa fossero tinte con una polvere ocra a simboleggiare la rinascita, per poi essere interrate assieme a armi o rudimentali giocattoli appartenuti alla vittima.

 

3) I sarcofagi dei Guerrieri delle Nuvole

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La popolazione dei Chachapoyas, soprannominata “Guerrieri delle Nuvole”, viene descritta dai conquistadores del XVI secolo come dotata di un’enorme abilità nel combattere. Nonostante i tentativi di resistenza, tuttavia, nulla poté contro gli spagnoli. Oggi, dei Chachapoyas non si sa quasi nulla.

Risulta pertanto particolarmente bizzarro il sepolcro ritratto in foto. Situato a distanza rispetto a quello in cui sono sepolti tutti gli altri membri della tribù, in esso sono contenuti 25 sarcofagi, ciascuno dei quali racchiude i resti di un bambino. I volti scolpiti sui coperchi sono poi tutti orientati verso ovest, mentre gli altri Guerrieri delle Nuvole guardano ad est.

Perché questa particolarità? Perché creare un secondo luogo di sepoltura lontano da quello principale? Perché i sarcofagi guardano a ovest? E perché contengono solo bambini?

 

4) Il neonato della Groenlandia

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Durante una spedizione in Groenlandia, è stata rinvenuta una specie di fossa comune. In essa, il gelo ha criogenicamente conservato i resti di un gruppo di donne e bambini. Ritrovamenti di questo tipo sono già di per sé eccezionali: ciò che rende però unico questo caso è il fatto che una delle donne tenesse ancora fra le braccia un neonato.

Dalle analisi, è emerso che il bambino era ancora vivo quando fu sepolto. Pare infatti che fosse una pratica comune, per i nativi di quest’isola, tenere uniti madri e figli. Come nella vita, così nella morte.

 

5) I recinti di teschi

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Nell’antichità più remota, esisteva una pratica piuttosto singolare presso i popoli che abitavano l’attuale Germania. Avendo costantemente a che fare con le inondazioni e gli straripamenti di laghi e fiumi – calamità naturali, quindi, in grado di mettere a repentaglio la vita di interi villaggi – le comunità erano solite costruire dei recinti per arginare le acque.

Per ingraziarsi le divinità, tuttavia, era necessario un sacrificio. Pertanto i teschi di decine di bambini venivano impalati lungo i recinti, affinché tali eventi non si ripetessero.