4 leggendari oggetti maledetti

vector-wallpapers-skull-wallpaper-creepy-array-wallwuzz-hd-wallpaper-7898Le case infestate e le persone possedute sono ormai un classico per gli amanti del paranormale. Ma se uno spirito è in grado di legarsi ad un essere umano o ad un edificio, non è da escludere che possa attaccarsi anche a comuni cose inanimate.

Nel corso dei secoli, sono centinaia i racconti relativi a oggetti segnati da maledizioni. Da un inquietante baule agli specchi coperti di una casa coloniale, quindi, ecco per voi 4 leggendari oggetti maledetti.

 

1- IL BAULE DI JACOB COOLEY

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Circa due secoli fa, lo spietato schiavista Jacob Cooley ordinò al suo servo Hosea la costruzione di un baule in legno per accogliere i giocattoli del figlio che di lì a poco avrebbe avuto. Non sappiamo cosa accadde, ma quell’oggetto non piacque al padrone di casa: il povero Hosea venne così punito con calci e pugni, finché non morì dissanguato.

Gli altri schiavi di Cooley, adirati per il gesto dell’uomo, decisero di vendicare l’amico: sgozzarono un gufo e impregnarono l’interno del baule con qualche goccia di sangue. Questo rituale avvenne in presenza di uno sciamano, che – secondo la leggenda – utilizzò i suoi infiniti poteri per maledire l’oggetto.

Da quel momento in poi, almeno 18 morti furono imputate al baule maledetto di Cooley, inclusa quella del figlio che tanto aspettava. La maledizione pare sia stata sciolta anni dopo da una strega, ingaggiata proprio dall’uomo affinché la tragica serie di decessi finisse.

Oggi, il baule di Jacob Cooley è esposto al Kentucky History Museum di Frankfort (USA).

 

2- IL TESCHIO DELLA BURTON AGNES HALL

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La Burton Agnes Hall fu edificata a Driffield (nell’East Yorkshire) durante il regno di Elisabetta I da Sir Henry Griffiths. Per anni, l’uomo divise la magione con la sorella Anne.

Una sera, la giovane fu misteriosamente pugnalata durante una passeggiata nei cortili della tenuta. In punto di morte, fece una bizzarra richiesta al fratello: volle infatti che la sua testa fosse recisa e conservata nell’anticamera principale della casa, così che i visitatori potessero ricordarla per sempre. Ma Sir Griffiths imputò questo desiderio ad un delirio pre-morte, e fece seppellire il corpo di Anne nel cimitero privato della Burton Agnes Hall.

Si narra che, nei giorni seguenti, l’uomo abbia udito pianti strazianti e grida furiose. Terrorizzato ed esasperato, quindi, disseppellì la sorella, la decapitò e ne espose la testa su una mensola adiacente alla porta principale, facendo cessare i lamenti.

Quando sir Griffiths morì, la tenuta passò nelle mani di numerosi proprietari. Ognuno di essi tentò di sbarazzarsi dell’inquietante feticcio, ma ogni volta che il teschio veniva spostato si verificavano fenomeni spaventosi: apparizioni nel cuore della notte, quadri che cadevano, inspiegabili terremoti.

Gli eventi cessarono definitivamente quando l’oggetto fu murato dietro al camino dello studio, dove è riposto ancora oggi.

 

3- L’ABITO NUZIALE DI ANNA BAKER

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Figlia del ricco Elias Baker, la giovane Anna crebbe nel lusso più sfrenato: il padre – proprietario, durante l’800, di numerose miniere di ferro – la ricopriva di gioielli, denaro e abiti costosi. Ma alla ragazza non interessavano i beni materiali: lei voleva solo trovare l’amore, sposarsi e vivere una vita tranquilla.

Così, quando fu ricambiata da uno squinternato operaio che amava alla follia, Anna Baker si sentì al settimo cielo. Il suo sogno sarebbe stato coronato da un modesto, ma sincero matrimonio. Suo padre, tuttavia, non la pensava così: l’unione con un lavoratore di diversa classe sociale era assolutamente inaccettabile.

Secondo alcuni, la giovane si suicidò per la disperazione; secondo altri, decise semplicemente di non sposarsi e morì in solitudine. Ad ogni modo, ciò che è certo è che non riuscì mai ad indossare il sontuoso abito nuziale che aveva ricamato.

Almeno in questa vita.

Oggi, quell’abito è conservato in una teca di vetro al Blair County Historical Society’s Museum, proprio nella camera da letto che un tempo era di Anna. Si dice che, a volte, il vestito venga ritrovato in posizioni singolari, come se qualcuno lo stesse riempiendo. Secondo la leggenda, si tratta proprio di Anna Baker, intenta ad ammirarsi allo specchio.

 

4- GLI SPECCHI DELLA MYRTLES PLANTATION

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La Myrtles Plantation assunse l’assetto odierno 200 anni or sono, grazie al magnate Clark Woodruff. L’uomo divideva l’immensa casa coloniale con la moglie Sarah e i suoi tre figli. Essendo situata a Baton Rouge (in Louisiana), la proprietà ospitava però anche una vasta piantagione di cotone, in cui erano impiegati circa 40 schiavi africani.

Fra di essi, vi era una giovane ragazza di nome Chloe.

Si dice che, una sera, Chloe abbia origliato una conversazione privata in cui il padrone provava di essere invischiato in alcuni affari illeciti. Venne però scoperta e, per punizione, le furono amputate entrambe le orecchie.

La giovane giurò di vendicarsi. In occasione del compleanno della figlia maggiore di Woodruff, così, avvelenò la torta che sarebbe stata servita durante il pranzo. Fece però male i conti: quel giorno morirono soltanto Sarah e i tre figli, in quanto Clark non era presente al pasto. Scoperta la verità, l’uomo fece uccidere Chloe.

Secondo alcune versioni della storia, la donna venne gettata nel Mississippi; secondo altre, fu impiccata ad un albero appena fuori la finestra del signor Woodruff, così che l’uomo potesse vederla marcire giorno dopo giorno.

Da allora, tutti gli specchi della Myrtles Plantation – che oggi ospita un bed&breakfast – devono essere coperti nell’anniversario della strage. Il motivo? Si dice lo spirito di Chloe, carico di odio, venga avvistato nel riflesso.