La triste storia della Isla de las Munecas: l’Isola delle Bambole

bambola-2In Messico, esiste un luogo dalla storia inquietante.

Un posto in cui il tempo pare sospeso.

Una zona segnata da un eterno presente fatto di ricordi.

Questa è la storia della “Isla de las Munecas”: l’Isola delle Bambole.

Oltre 50 anni fa, Don Julian Santana lasciò la moglie e i figli per trasferirsi sulle sponde del Lago Teshuilo, nell’area dei canali Xochimilco (in Messico). La tranquillità di quei luoghi venne ben presto interrotta da una terribile apparizione: Santana giurò di aver visto lo spirito di una bambina, annegata chissà quando nelle acque del lago. Non si sa se realmente quella bambina fosse esistita o se sia stata soltanto partorita dall’immaginazione dell’uomo: quello che è certo è che Don Julian passò il resto della sua vita a onorarne la memoria.

Scelse però un metodo alquanto singolare e bizzarro.

Ogni giorno, raccattava bambole, bambolotti e pupazzi dai bidoni della spazzatura o dai canali di scolo. Non importa in che stato fossero: nuovi, vecchi, usati o logori, quei feticci venivano appesi agli alberi e ai cespugli, ai tralicci e alle pareti, come una sorta di patibolo sintetico. Nel giro di qualche anno, l’intera zona era ricoperta di giocattoli e l’aspetto del Lago Teshuilo – un tempo sinonimo di pace e tranquillità – iniziò ad assumere i connotati di un macabro Paese dei Balocchi.

Santana passava intere giornate intento in quest’opera, vivendo nel più assoluto isolamento dalla civiltà: tutto in memoria di quella bambina. Certo, i visitatori non mancavano. L’uomo non aveva nulla in contrario: l’importante era non spostare nemmeno una bambola.

Nel 2001, venne trovato morto. Il suo cadavere galleggiava a faccia in giù nelle acque del lago.