Dark Places – Nei luoghi oscuri: Recensione

Tornare ad indagare su un tragico passato può essere doloroso, ma anche illuminante. Ed è quello che accade in “Dark Places – Nei luoghi oscuri” , film tratto dall’omonimo romanzo di Gillian Flynn, del regista Gilles Paquet-Brenner.

darkplacesLa pellicola racconta la storia di Libby Day, unica sopravvissuta di una strage familiare in cui hanno perso la vita le sue due sorelle e sua madre e della quale è stato incolpato il fratello Ben, accusato senza alcuna esitazione proprio dalla piccola Libby, che la tragica notte dell’incidente aveva solo sette anni.

Venticinque anni dopo, la protagonista è una donna profondamente segnata da questo evento, forgiata da un carattere duro e impenetrabile.  In tutti questi anni la sua storia ha toccato il cuore di molte persone che, grazie ad innumerevoli aiuti economici, le hanno permesso di vivere di rendita, anche grazie alla pubblicazione di un libro proprio riguardante la terribile vicenda della sua famiglia.

Arriva però il giorno in cui le donazioni scarseggiano e Libby necessita di denaro. Proprio in questa occasione riceve una lettera da Lyle Wirth, membro del “Kill Club”, un club segreto formato da ex poliziotti, investigatori ed appassionati che riaprono vecchi casi di cronaca nera. Lyle le offre dei soldi per poter riaprire il caso, ed è solo per questo che Libby accetta; è infatti ancora fermamente convinta della colpevolezza del fratello, mentre i membri del club vogliono convincerla del contrario. Scavando a fondo alla ricerca di nuove prove, testimonianze e cose non dette,  le certezze di Libby pian piano cominciano a vacillare. Ben era un ragazzino a dir poco strano, silenzioso, schivo, serio, riservato… ma soprattutto era un satanista. La sua camera era piena di effigi demoniache ed era risaputo che partecipasse a veri e propri sacrifici e riti satanici. Facile da accusare. L’uomo che però Libby va a trovare in prigione dopo molti anni di silenzio è molto diverso… ed è pur sempre suo fratello. Può davvero aver fatto tutto ciò?cdn-indiewire

Il film è sviluppato efficacemente con continui flashback, che ci permettono di conoscere meglio Ben, Libby e altri personaggi, insieme all’angoscioso e triste passato di tutta la loro famiglia. Ad ogni tuffo nel passato lo spettatore si avvicina sempre di più alla soluzione del caso, e si ha la sensazione di indagare insieme a Libby ed al “Kill Club”. Indagine che lascia l’amaro in bocca ed anche una sensazione di profonda tristezza e solitudine.

Non si può non restare con il fiato sospeso per tutta il tempo, mentre si scoprono lentamente le carte e le bugie della famiglia Day. I personaggi e i fatti che li circondano hanno un che di folle e malato, e c’è del marcio ovunque: un marcio che Libby, con gli occhi di una bambina, non avrebbe mai potuto comprendere, ma ora si. E la rabbia dentro di lei cresce.

La riflessione è inevitabile: per quanto possa essere drammatico, è giusto che un oscuro passato influenzi in modo così forte ed irreversibile la nostra vita? O è possibile attraverso il perdono riscattare un’infanzia perduta per sempre? In fondo, è facile accusare qualcuno che è molto diverso e lontano da noi e per questo ci fa paura… ma compiere un attento esame di se stessi e confessare le bugie che per anni ci hanno attanagliato la coscienza? Può rivelarsi la soluzione anche al male peggiore…

Nonostante uno svolgimento piuttosto lento e cadenzato, il film risulta coinvolgente, grazie anche alle performance di attori di spessore (prima su tutti Charlize Theron).

Consigliato vivamente agli amanti del genere.

Nelle sale dal 22 ottobre.